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De Siervo: “Presto il riconoscimento facciale negli stadi per identificare i violenti e non farli più entrare”

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De Siervo: “Presto il riconoscimento facciale negli stadi per identificare i violenti e non farli più entrare”

Redazione

13 Ottobre · 12:44

Aggiornamento: 13 Ottobre 2024 · 12:44

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Amministratore delegato della Lega Serie A dal 2018, Luigi De Siervo in questi anni al vertice dell’associazione dei club del massimo campionato italiano ha vissuto l’evoluzione di un settore industriale diventato sempre più complesso: dal rallentamento nel mercato dei diritti televisivi al problema della pirateria passando per l’esportazione del calcio italiano all’estero, dovendo contrastare la concorrenza delle altre leghe europee. n questa intervista a tutto campo a Calcio e Finanza il manager ha spiegato tutti i piani della Lega su ogni punto e tema, iniziando da quello più strettamente di cronaca: le infiltrazioni malavitose nelle curve italiane che minano le basi e la sicurezza del sistema calcio oltre che arrecare un danno di immagine enorme a livello nazionale e internazionale. Domanda. L’indagine sul tifo organizzato di Inter e Milan ha svelato i rapporti degli ultras con la criminalità organizzata e il loro coinvolgimento in affari illeciti. Una cosa che – per le modalità in cui è venuta a galla – sembra essere stata fatta alla luce del sole. Di chi è la colpa dell’immobilismo nei confronti di questa situazione?

Risposta. «Sul caso specifico vorrei evitare di dare giudizi sommari, le indagini sono ancora in corso, ma da quanto emerso è palese che nelle curve si fosse infiltrata da tempo la malavita che gestiva indisturbata varie attività criminali tra cui lo spaccio di droga. Il mondo del calcio ha denunciato pubblicamente da anni come gli stadi siano divenuti oramai una “terra di nessuno” dove regna l’illegalità. Basta fare una ricerca per ritrovare decine di dichiarazioni pubbliche al riguardo. Si pensi che alcuni Presidenti, che hanno intrapreso una battaglia costante contro queste frange malate della tifoseria, vivono sotto scorta da anni. È ridicolo pensare che questa responsabilità possa essere attribuita al mondo del calcio. Le Società sono state lasciate sole e senza strumenti per affrontare un problema enorme con gravi ripercussioni reputazionali e conseguenti perdite economiche».

D. Si parla di club in balia di organizzazioni criminali e Società vittime e lasciate sole. Cosa pensa che possa fare lo Stato per intervenire in maniera concreta sotto questo aspetto? Quali sono – se ci sono – le colpe dei club?

R. «Il calcio è patrimonio del Paese ed evidentemente necessita dell’aiuto costante e consistente delle Forze dell’ordine per riuscire a liberare le curve dai malavitosi. Le squadre, per proprio conto, dopo aver sostenuto ingenti costi per installare i tornelli di accesso, per adeguarsi alle normative sul biglietto nominativo e aver pagato direttamente il servizio steward dentro lo stadio sono disposte a investire ancora per dotare tutti gli stadi di Serie A di impianti di riconoscimento facciale e telecamere in alta definizione che possano garantire, in caso di episodi violenti, atti di discriminazione o di razzismo, di mettere a disposizione delle Forze dell’ordine post gara le immagini e i dati identificativi dei responsabili. In un tempo ragionevolmente breve saremo quindi in grado di impedire a questi soggetti criminali di tornare a delinquere negli stadi, consentendo di accogliere le famiglie e la parte sana del tifo che già negli ultimi anni è tornata a far crescere il numero degli spettatori, nonostante i nostri impianti abbiano un’età media vicina ai 70 anni. Dovendo usare uno slogan potremmo dire che in Italia abbiamo bisogno sia della riforma Thatcher (Public Order Act 1986), per estirpare la parte criminale del tifo, sia del “Rapporto Taylor” per responsabilizzare i nostri Club spingendoli ad ammodernare gli stadi con strumenti innovativi che consentano di “espellere” chirurgicamente i violenti».

D. Dopo l’incontro tra il ministro dello Sport Abodi e quello degli Interni Piantedosi sulla violenza nel calcio, si va verso un gruppo di lavoro tra i due ministeri. Quali iniziative si sente di consigliare?

R. «Ben vengano, come ha detto il Ministro Abodi, l’inasprimento del Daspo o i fermi più lunghi per i violenti nel giorno delle partite. Bene anche l’introduzione del gruppo di lavoro tra i due Ministeri con il coinvolgimento della FIGC e delle Leghe. Bisogna unire le forze con un attento lavoro di coordinamento e grande sinergia tra tutti gli attori coinvolti. L’iniziativa di più facile e immediata attuazione, come dico da anni, è senza dubbio quella del riconoscimento facciale. Penso che al giorno d’oggi dovremmo riuscire ad utilizzare sempre più l’intelligenza artificiale e la tecnologia per controllare al meglio tutto ciò che avviene all’interno dei nostri impianti».

D. Con l’introduzione di questa tecnologia, potrebbe così sparire la responsabilità oggettiva dei Club (anche in termini di multe dal giudice sportivo) per quanto avviene negli stadi?

R. «Certamente, basta utilizzare l’articolo 7 del Codice di Giustizia Sportiva inserendo gli investimenti per il riconoscimento facciale tra le scriminanti previste per evitare la responsabilità oggettiva. Questo genererebbe evidenti ripercussioni positive evitando sanzioni pecuniarie e gravi danni di immagine anche a livello internazionale. Inoltre la parte sana del tifo, che è bene ricordare rappresenta ancora la stragrande maggioranza, non sarebbe costretta a subire le colpe di facinorosi come avvenuto per la recente partita a porte chiuse Genoa – Juventus, in cui si è impedito di andare allo stadio a oltre 30mila tifosi per gli scontri con le Forze dell’ordine avvenuti lontano da Marassi nella settimana precedente alla gara». Lo scrive Calcio e Finanza

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